Bitcoin come riserva? Ok, ma che vuol dire? Non è la prima volta che se ne parla e ad oggi c’è un solo paese che ha scelto di muoversi in questo senso: El Salvador. Ora la discussione è più che mai attiva negli Stati Uniti (con una semi-promessa di Trump, che però andremo ad analizzare nel corso del nostro approfondimento), in Brasile, in Suriname, e anche in Germania.
C’è da fare però una doverosa premessa: tolti forse gli Stati Uniti, le proposte hanno per ora poco appoggio da parte della politica e sarà molto difficile vederle passare.
Ma che vuol dire avere una riserva in Bitcoin per gli Stati? E cosa vorrebbe dire per il prezzo di Bitcoin? E per il suo funzionamento? Una breve guida per cercare di fare chiarezza in un mare di proposte spesso senza né capo né coda.
Se ne sono scritte tante, ma in breve quanto si intende è accumulare quantità di Bitcoin come si fa da tempo con l’oro. Nella banca centrale ci sarebbe dunque non solo oro, ma anche il nostro caro vecchio $BTC. La cosa è stata fatta da El Salvador in passato – con il paese che continua ad acquistare 1 BTC al giorno. Tuttavia non si tratta di riserve della banca centrale, ma riserve più strettamente statali. E, in aggiunta, a poco interessa quello che fa un piccolo stato del Centro America. Quando però si muovono gli USA, la cosa non può che farsi più interessante.
Negli USA se ne parla da tempo. In realtà la senatrice Cynthia Lummis, storicamente vicina al mondo di Bitcoin, lo aveva già proposto nel suo Bitcoin Act 2024.
Cosa propone?
Stabilire una Riserva Strategica di Bitcoin e altri programmi per garantire la gestione trasparente dei Biitcoin in possesso del Governo Federale.
In cosa consiste? Acquisti di 5 anni di massimo 200.000 Bitcoin l’anno, per un totale di 1.000.000 di BTC. Questo vorrebbe dire vedere il governo federale in possesso di circa il 5% del totale dei Bitcoin che saranno mai in circolazione. Non si tratterebbe di una detenzione di Federal Reserve, ma direttamente del governo Federale USA. I BTC così acquisiti, dice la legge, dovrà essere conservata per almeno 20 anni.
E Donald Trump? In campagna elettorale aveva proposto di non vendere più i BTC ottenuti tramite sequestro da parte delle autorità. Si farà? Non si farà? Si seguirà la dottrina Lummis? Siamo ancora in alto mare, per quanto tanti giornali abbiano dato la cosa come già avvenuta.
Ne avevamo già parlato qui con il diretto interessato. È stato infatti Yves Bennaïm a proporre alla Banca Nazionale Svizzera di iniziare ad accumulare Bitcoin. Lo scopo però, date anche le orecchie da mercante dei politici locali, è questo:
Lo scopo di questa iniziativa è principalmente quello di innescare un dibattito sano e democratico, coinvolgendo la Banca Nazionale Svizzera, il governo, i partiti politici e la popolazione, al fine di incoraggiare una migliore comprensione del funzionamento della Banca Nazionale e di Bitcoin.
C’è stata la proposta da parte di Eros Biondini, che è membro del Congresso, affinché venga creata una riserva strategica in Bitcoin per il Brasile stesso. Il nome sarebbe RESBit ed è stata già proposta alla camera.
A quanto potrà arrivare? Secondo la legge:
La costituzione e la gestione di RESBit, con un’acquisizione pianificata e graduale di criptovalute, limitata al 5% delle riserve totali internazionali del Brasile.
La proposta richiama molto da vicino quella di Cynthia Lummis, per quanto probabilmente per cifre inferiori. Il Brasile ad oggi, dati di Trading Economics, custodisce circa 732.000 milioni di dollari di riserve straniere. Il 5% vorrebbe dire circa 36 miliardi di dollari. Una somma che vorrebbe dire ai prezzi attuali 360.000 Bitcoin. Gli USA puntano invece a 1 milione di Bitcoin su 5 anni. Sarebbe comunque una somma di enorme importanza.
La pressione di acquisto sarebbe importante, fossero anche soltanto il Brasile e gli USA a procedere. Per BTC significherebbe vedere gli USA comprare l’1% della supply in un solo anno e per il Brasile poco meno. Il prezzo probabilmente ne risentirebbe anche per quanto riguarda il prestigio che un’operazione del genere garantirebbe a BTC. Quanti stati finirebbero per seguire gli USA se dovesse passare effettivamente un’idea del genere?
Sul funzionamento di Bitcoin, è bene fissare un fatto: nessuna quantità di Bitcoin garantisce il controllo del protocollo, che anche oggi, a fronte di investimenti importanti da parte degli ETF di BlackRock e di MicroStrategy, funziona benissimo non curandosi delle volontà di questi giganti.
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