Tra i titoli più diffusi nelle ultime 24 ore spicca“Bitcoin crolla sotto i 90.000 dollari“. Sorvoliamo sui titoli della stampa generalista italiana, che ancora una volta spera di danzare sul cadavere delle crypto, ignorando le numerose figuracce fatte in passato.
bitcoin
I dati si riferiscono al passato e non sono indicatori di risultati futuri.
A questa stampa, ricordiamo che Bitcoin, dal minimo di marzo 2020 in piena crisi Covid, è salito del +2.140%. Rispetto al minimo registrato a novembre 2022, in seguito al crack di FTX, è in rialzo del 458%, e potremmo continuare a lungo con questi esempi.
Attualmente BTC quota 88.290 USDT e, nel mese di febbraio, sta registrando una flessione del 14%. Per trovare una chiusura peggiore, bisogna tornare a novembre 2022, periodo in cui il mercato crypto subì il colpo del fallimento di FTX.
La differenza è che questa correzione arriva dopo che Bitcoin ha sfondato la soglia psicologica dei 100.000$, toccando un ATH di 109.356$.
A livello statistico, febbraio è storicamente un mese positivo per Bitcoin. Su 14 rilevazioni storiche, ha chiuso in positivo 11 volte, rendendolo il mese con il maggior numero di chiusure verdi (ma non il migliore in termini di performance). Riportiamo questi dati, sebbene il mese non sia ancora chiuso, ma una chiusura in negativo appare probabile.
Purtroppo, marzo è tra i mesi peggiori per Bitcoin. Anche il primo trimestre dell’anno è storicamente il più debole per BTC, a differenza dell’ultimo trimestre, che inizia con il famoso “Uptober“.
Per portare un po’ di ottimismo, ricordiamo che Bitcoin ha chiuso gennaio in positivo e, storicamente, quando ciò accade, nel 76% dei casi l’anno si chiude con una performance positiva. Per un’analisi più approfondita su questi dati, vi rimandiamo all’analisi del 25 gennaio.
Sul grafico monthly è possibile osservare l’andamento di Bitcoin negli ultimi anni. La discesa di febbraio è chiaramente visibile, con il prezzo che ha testato il primo supporto vettoriale di medio termine a 86.500$, derivato dal movimento che va dal minimo di agosto all’ATH di gennaio. A scalare, il livello di supporto più rilevante si trova tra 79.000 e 80.000 dollari.
Sono inoltre evidenti i due livelli vettoriali di lungo termine, calcolati tramite Fibonacci applicato al movimento che va dal minimo di novembre 2022 (fallimento FTX) fino all’ATH. Il primo livello si trova a 73.740$, mentre il successivo, più significativo, è posizionato a 62.700 dollari.
Siamo nel mondo crypto ed è giusto focalizzarsi su di esse, ma come criptovaluta.it® abbiamo l’abitudine di uscire dagli schemi, e ribadiamo di fare attenzione anche ai mercati tradizionali, in particolare agli indici americani, in allegato riportiamo il grafico di SP500 e VIX. Ormai le crypto e Bitcoin sono influenzate sia dai dati macroeconomici e ancor più dai movimenti azionari della finanza tradizionale.
Restando nell’ambito istituzionale, guardiamo il grafico dei dati relativi agli Open Interest sui futures Bitcoin (in verde) e il prezzo di BTC (in giallo), relativi al CME (Chicago Mercantile Exchange). Un aumento dell’Open Interest con prezzo in rialzo indica accumulo di posizioni long, mentre la recente discesa suggerisce liquidazioni o chiusure forzate.
Sul CME, un calo dell’Open Interest riflette una minore partecipazione istituzionale, (leggesi anche ETF BTC Spot) segnalando possibile debolezza di BTC.
L’attuale configurazione indica che molte posizioni long sono state chiuse con il ribasso sotto i 90.000$, aumentando il rischio di ulteriore volatilità. Oltre l’andamento del prezzo, nei prossimi giorni osserveremo queste metriche per avere maggiori indicazioni.
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