Stando agli ultimi aggiornamenti del mercato crypto, sembrerebbe che due giganti whales di Ethereum stanno per essere liquidate su Sky Protocol ( ex Maker). In totale ci sono 125,603 ETH a rischio liquidazione, per un controvalore pari a circa $230 milioni, che verranno venduti al mercato qualora il prezzo della moneta dovesse scendere di pochi punti percentuali. Questo evento potrebbe avere ripercussioni negative su Ethereum, che già sta attraversando un periodo non poco difficile a livello speculativo.
Che sta succedendo? a che prezzo scatteranno le liquidazioni? vediamo tutto nei dettagli in questo articolo
Liquidazioni Maker: due whales rischiano grosso su Ethereum
All’ecosistema Ethereum non pare andarne una giusta: due grosse whales potrebbero affrontare una pesante liquidazione sul protocollo Maker se il mercato dovesse remare leggermente a ribasso. Secondo quanto riportato dai dati on-chain, $230 milioni in ETH sarebbero a rischio di finire una fase di vendita ad asta, che servirà eventualmente a coprire il debito contratto. In particolare una delle due whales ha un prezzo di liquidazione pari a $1.745, mentre l’altra a $1.701.
Il token di Ethereum dovrebbe scendere rispettivamente del -3% e del -5,5% per far scattare il trigger che farebbe saltare in aria le posizioni.
La prima entità ha un collaterale di 64.792 ETH con cui ha preso in prestito 66.510.197 DAI per un collateral ratio del 174%, La seconda invece ha bloccato 63.410 ETH per riscattare 74.422.874 DAI, con un rapporto del 152%. Da sottolineare come la prima di queste due whales abbia negli ultimi minuti ripagato parte del debito che aveva con Maker, per evitare la liquidazione. Infatti fino a poco fa il suo prezzo limite era di $1.787, già raggiunto per breve tempo da Ethereum, che è stato tuttavia abbassato con un pay back di 1,6 milioni di DAI.
Se non fosse stato per il meccanismo dell’oracolo di Maker (OSM), che aggiorna il price feed degli asset ogni 15 minuti, l’individuo sarebbe stato brutalmente liquidato. Ad ogni modo, se non ci fosse stata una protezione simile, è probabile che la whale avrebbe giocato di anticipo pagando il debito o aggiungendo altro collaterale. Vediamo come si muoveranno queste entità nei prossimi giorni e cosa faranno se il prezzo di Ethereum dovesse droppare nei pressi dei loro prezzi di liquidazione. Sottolineiamo anche la presenza di un forte supporto di ETH appena sotto i $1.800.
I rischi dell’utilizzo del capitale come collaterale
Quanto messo in atto dalle due whales su Maker è un’operazione particolarmente rischiosa, soprattutto se si aggiunge un collaterale volatile come Ethereum per prendere in prestito una moneta stabile come DAI. Questa strategia, particolarmente diffusa nel mondo DeFi, consente di ottenere una liquidità facilmente spendibile senza vendere le proprie holding. In pratica permette di andare a leva, utilizzando le stablecoin borrowate per acquistare altri Ethereum o per svolgere diverse opzioni speculative. Il problema subentra quando le condizioni di mercato non sono ottimali, come nel contesto attuale, e l’asset collaterale inizia a perdere valore. In quel caso, si rischia la liquidazione, perdendo tutto i token depositati e pagando una commissioni aggiuntiva al protocollo.
Per poter gestire un rischio tale è necessario innanzitutto avere una predisposizione elevata a poter perdere denaro, oltre a delle solide strategie di repay. Oggi una delle due whales ha dimostrato di poter agire tempestivamente per pagare parte del debito, evitando il disastro. Se però non fosse stato per l’ottimo oracolo di Maker e per il meccanismo di protezione, in calo di un flash crash la posizione sarebbe potuta evaporare in un attimo. È fondamentale dunque sapere cosa si sta facendo quando si utilizzano protocolli di lending, e avere bene in mente cosa fare in determinate situazioni delicate.
L’atteggiamento conservativo della Ethereum Foundation
Non è un caso se l’Ethereum Foundation si è sempre descritta come avversa ad utilizzare i propri ETH come collaterale presso queste piattaforme. Ad essa è stato spesso criticato il modo con cui gestiscono la propria Treasury, in particolar modo per l’attitudine di vendere spot ETH per pagare le proprie infrastrutture. Invece, giornate buie come queste riflettono la corretta scelta della Foundation nel NON utilizzare i propri asset in operazioni rischiose. Non si può andare a leva con il futuro di un intero ecosistema che lavora da anni per creare valore all’interno del mondo blockchain.
la via speculativa non è certamente l’unica strada per finanziare lo sviluppo dell’ecosistema. Anzi, esistono alternative valide e concrete che andrebbero considerate seriamente, sia per sostenibilità che per trasparenza e ETH Fondation sembra non intraprendere…
Ma ecco alcune delle possibilità che meritano attenzione:
Donazioni da aziende che utilizzano Ethereum per i propri prodotti
Partnership con istituzioni accademiche e tecnologiche
Grants governativi per lo sviluppo open-source
Stake su ETH per rendite passive sicure
Emissione di NFT istituzionali e culturali
Offerta di servizi di consulenza tecnica