Ora è ufficiale, anche se in tanti analisti già lo sospettavano, basandosi su voci di corridoio che si sono fatte, negli ultimi mesi, sempre più insistenti. Dawn Fitzpatrick, che è il capo della divisione investimenti del Soros Fund Management, avrebbe approvato internamente il trading di Bitcoin per tutti gli operatori che investono sul mercato per conto del gruppo di Soros.
La notizia è stata riportata dal popolare, conosciuto e affidabile The Street, che cita fonti informate dei fatti. Si tratterebbe dell’ingresso più incredibile, in termini di grandi investitori istituzionali, nel mondo di Bitcoin sin dalla sua nascita.
Una notizia che potrebbe avere, specialmente sul medio e lungo periodo di mercato, delle ripercussioni molto importanti sul prezzo di Bitcoin. Ripercussioni che andremo ad analizzare proprio in questo breve approfondimento.
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Già da marzo, in seguito a commenti piuttosto laconici da parte di alcuni dei top manager del fondo, qualcuno aveva iniziato ad avere qualche sospetto. Ora arriva la conferma di The Street: George Soros, o meglio, il suo fondo di investimento, sta facendo attivamente trading sulle criptovalute, e nello specifico su Bitcoin.
Una notizia che inizierà a circolare a velocità supersonica sul web e sui principali social network, non perché possano esserci delle ripercussioni a breve sul prezzo di BTC, ma perché Soros era stato sempre piuttosto freddo verso il mondo cripto.
Ora, con i prezzi che si sono fatti molto volatili – e con le capitalizzazioni di mercato che sono cresciute in modo concreto, il terreno si è fatto molto più invitante per uno dei grandi squali della finanza internazionale. Lo stesso che ha messo in ginocchio il Regno Unito e l’Italia all’epoca dello SME.
Per qualcuno invece non si è trattato di una bella notizia. Perché dopotutto Soros ha reputazione di essere un grandissimo shorter, ovvero un investitore molto bravo a capitalizzare le situazioni di mercato discendente, se non addirittura ad innescarle.
Con qualche ipotesi suggestiva che punta proprio al magnate per giustificare il recente crash di tutto il comparto delle criptovalute. Ipotesi suggestive sì, ma che per il momento non hanno alcuna prova inconfutabile.
Bitcoin si consacra come asset da investimento – con un blasone che Soros è ancora in grado di offrire agli asset sui quali poggia gli occhi.
Tra qualche settimana potremmo saperne di più sugli effetti dell’impegno di questo grande magnate nel mondo di BTC. Senza però troppe fantasie: perché Soros non è un investitore che si innamora, ma un rapace d’area pronto a capitalizzare qualunque tipo di situazione, per ribassista o rialzista che sia.
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