Paul Krugman non è soltanto un premio Nobel per l’Economia. È anche uno dei maître à penser dei liberal americani e, a tempo perso, un feroce critico di Bitcoin e criptovalute. Tramite la colonna che New York Times gli mette a disposizione da tempo, Krugman è tornato all’attacco di Bitcon e crypto, questa volta cogliendo la palla al balzo offerta del recente impegno di Donald Trump a tutela del settore.
Un’offesa che l’acuta penna di Krugman non poteva certo lasciare che passasse inosservata e da cui l’ennesima articolessa nella quale si attacca la tecnologia di Bitcoin, che il Premio Nobel continua a trovare inutile, se non per i peggiori esseri umani che abitano il pianeta, ovvero quelli che si occupano di riciclaggio di denaro e di estorsioni.
Non è chiaro quale sia il problema di Paul Krugman con Bitcoin, perché l’astio con cui ne parla trascende anche il mero interesse accademico, che pur sarebbe giustificato in un Premio Nobel per l’Economia. Parole che pesano? Cassazione sul futuro di Bitcoin? Oppure ancora una riproposizione di madornali errori di valutazione che Paul Krugman fece anche ai tempi dell’arrivo di Intenrnet?
Paul Krugman non ha certo bisogno di presentazioni: ha vinto il Premio Nobel per l’Economia nel 2008 per le sue teorie, citiamo direttamente da Wikipedia, sull’analisi degli andamenti commerciali e del posizionamento dell’attività economica. E questo, a pieno titolo parte degli annali della storia della teoria economica, gli va riconosciuto. Nulla comunque che attenga a teorie che riguardano la moneta, né tanto meno Bitcoin.
Krugman è solito a opinioni caustiche e previsioni che poi i fatti si preoccupano di smentire: da Internet che avrebbe al massimo causato effetti economici pari a quelli del fax, alla fine dell’Euro che aveva vaticinato nel 2010. Questo per ricordare appunto quanto Krugman non sia uno che si tira indietro quando c’è da lottare, con le parole, sulle questioni più importanti.
Su Bitcoin, Krugman ci ha consegnato un profluvio di accuse, di opinioni (poi smentite dai fatti) e che ora tornano alla ribalta perché il Krugman, saldamente arruolato tra gli intellettuali di fede liberal e dunque Democratica negli USA, è tornato sul tema per la recente comunione di intenti tra Donald Trump e appunto Bitcoin.
La verità è che Bitcoin, che è stato introdotto 15 anni fa, un’era geologica per le tecnologie, rimane economicamente inutile. Un paio di eccezioni alla sua inutilità sono nel riciclggio di denaro e nell’estorsione.
Paul Krugman sul New York Times
Bitcoin, al contrario di quanto racconta Krugman, è invece utilizzato con estrema parsimonia dai delinquenti veri, che che continuano a preferire i circuiti bancari, ben lieti di riciclare i miliardi dei narcos, delle mafie e del malaffare organizzato.
Su questo non vale la nostra opinione, ma quella del Tesoro USA a trazione anch’essa democratica, che negli ultimi dispacci pubblicati – al netto della narrativa – ha comunque dovuto ammettere che la quasi totalità del traffico di droga e degli altri crimini avviene tuttora in cash o tramite circuiti bancari.
Delle due l’una: o Krugman non legge quanto pubblicato dal Tesoro USA, neanche quando il dipartimento è guidato da persone a lui politicamente affini, oppure accecato dall’odio politico, che pur è fatto comune tra gli esseri umani, non riesce a guardare oltre il proprio naso e sfruttando la propria reputazione – un Premio Nobel è pur sempre un Premio Nobel – attacca Bitcoin e crypto senza alcun dato a sostegno della sua tesi.
Di Paul Krugman passerà alla storia anche per il suo leggendario sclero su X ai danni di Venmo, una popolare app per il trasferimento di denaro negli USA. Il buon Paul si era visto negare nel marzo 2023 la possibilità di effettuare pagamenti, senza che nessuno dell’assistenza fosse in grado di risolvere il problema.
È il caso tipico che risponde alla domanda sul perché abbiamo bisogno di Bitcoin. Ma Paul Krugman, che ha in rubrica i numeri che contano, si è visto risolvere il problema. I poveri cristi che invece contano meno di zero, no. Ed è per questo che è comprensibile che Bitcoin interessi più a loro che a chi, come il Premio Nobel, vive nel privilegio anche finanziario. Non in termini di denaro accumulato, ma in termini di possibilità di farsi… sbloccare.
Con Bitcoin nessuno può bloccare nulla, e scusateci se è poco.
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Bravo Paul te se contento? Hai vinto anche stavolta, le indovini tutte. Lo sviluppo economico di Intenet sarà pari a quello del Fax. Siamo sicuri che il premio Nobel no lo abbia comprato in tabacchino?
Si ha terrore di quello che si ignora ... o si conosce troppo bene!
Nel primo caso il premio nobel (ma lo danno proprio a tutti!), non riuscendo a colmare il GAP delle sue conoscenze, in questa nuova tecnologia, la rifiuta spendendo (ma é piú il caso di dire: "sperperando") a sua credibilitá, in piena fallacia logica ab auctoritate.
Nel secondo caso, invece, tutto quanto da lui detto sulla vecchia finanza/economia obsoleta (usato, in particolare, per decidere come investire , facendo "tesoro" dei suoi insegnamenti) diventa tutto carta straccia. Ed allora meglio "combattere" il treno se sei il capo condottiero delle diligenze a cavalli. Peccato che poi, per quanti sforzi tu possa fare, alla fine perdi. E squalifichi pure il nobel!